Il contesto personale e lavorativo
La chiameremo Rachele per salvaguardarla. È una bella ragazza, proviene da uno dei vicini paesi dell’Est e lavora come dipendente in una delle piccole-medie imprese che rappresentano il cuore ed il polmone dell’economia del nostro Paese. È felice di vivere in Italia e racchiude nel suo mondo mille speranze per un futuro migliore, non solo per lei ma anche per la sua famiglia, che è rimasta nel Paese di origine e che vive grazie al suo aiuto.
La richiesta del prestito
Rachele è una ragazza semplice che, con molta ingenuità, si rivolge a una società finanziaria per richiedere informazioni sulla concessione di un prestito contro cessione del quinto dello stipendio. Quanto le sarebbe costato richiedere la cifra di circa 25.000 euro, necessaria per aiutare la sua famiglia ancora nell’Est? La sua unica ambizione era migliorare la sua posizione. Come non comprenderla?
Le premesse del finanziamento
Gli intercorsi in ambito di informativa del finanziamento parlavano chiaro: poteva avere la cifra che le serviva a un tasso del 7%. Era felice, le sembrava di volare… toccava il cielo con un dito.
Il reale capitale ottenuto
L’amara sorpresa: il finanziamento concesso non era di 25.000 euro, ma di ben 10.000 euro inferiore. I suoi progetti erano già driven in frantumi. Fra oneri, commissioni di intermediari, agenti, finanziarie e assicurazioni, il capitale veniva abbattuto di oltre il 40% (quindi sul conto le erano arrivati solamente 8.400 euro mal contati).
Il riscontro delle irregolarità finanziarie
L’analisi del prodotto portava a un TAEG che sfiorava il 23%. Il tasso soglia del periodo era di poco superiore al 14%: quasi 900 punti di differenza. Raggirata, come molte altre persone… vittima del reato di usura!