Il quadro familiare e le elargizioni in vita
Quando mamma Elsa è venuta a mancare, Ludovica ha scoperto che non aveva inteso lasciare alcun testamento che la tutelasse in ordine alle continue elargizioni di denaro che la mamma aveva garantito in vita al figlio minore, Riccardo, suo fratello minore.
La disparità nel trattamento patrimoniale
Ludovica aveva assistito per anni a continue dazioni di denaro… l’attività artigiana era rimasta al fratello Riccardo. A Ludovica una manciata di quote da dividere con la cognata Teresa che aveva ottenuto la sua stessa quota societaria. La mamma poi, per aiutare Riccardo e la moglie Teresa a ristrutturare il ristorante per riprendere l’attività dopo il periodo della pandemia, aveva persino venduto un appartamento carino in centro città per soddisfare le richieste del figlio lasciando a Ludovica poco margine e sempre negando.
La riduzione dell’asse ereditario e l’avvio delle verifiche
L’asse ereditario, quindi, come è giusto pensare, era di fatto notevolmente ridotto dalle scelte della mamma e Ludovica si era ritrovata a dover affrontare, oltre che al lutto, una successione che la lasciava molto perplessa.
L’analisi ricostruttiva e l’azione di divisione
La ricerca non è stata semplice: verifiche puntuali e decennali dell’attivo patrimoniale, analisi del patrimonio puntuale e dettagliata hanno permesso a Ludovica di avviare un’azione di divisione che si è conclusa, grazie alla tenacia ed alla resilienza di un team affiatato di professionisti, in un’interessante determinazione del valore delle collazioni che di fatto ha ribaltato gli esiti di una semplice successione per legge.
I principi della collazione e della quota di legittima
In sostanza mamma Elsa aveva tutto il diritto di aiutare il figlio Riccardo in vita ma, sicuramente, quanto elargito o donato in vita rientra nel computo dell’asse in ordine alla determinazione delle quote degli eredi.